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Il Ricordo o Viaggiare dopo la fine di una Relazione

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Fine di una relazioneDopo la fine di una relazione, un turbine di sensazioni e pensieri si scatena all’interno della mente. Le reazioni possono essere variegate. C’è chi si sente finalmente libero e si dà alla pazza gioia, chi invece si mette in religioso silenzio meditativo. C’è chi pensa a come si possa recuperare la situazione, chi inizia a riflettere sul “se avessi fatto in questo modo…“.
Nel complesso, la fine di una relazione scatena delle emozioni forti. Positive o negative che siano, anche una relazione spenta e ormai logorata lascia qualcosa. Esperienza, maturità, ma spesso anche sfiducia nel futuro o nel prossimo.

Nessuno resta senza ammaccature. Anche chi decide di chiudere la relazione ha comunque un lungo e doloroso strascico da buttarsi alle spalle e di solito più la relazione è stata lunga (anche se sofferta), più lo strascico è lungo. Pensieri si rincorrono e pur coscienti del fatto che è giusto che sia andata così, si viaggia nei ricordi e si torna a momenti passati, a luoghi legati a qualcosa di specifico, a situazioni particolari. “Lo scorso anno, in questo giorno, ero in quel luogo e stavo facendo questa specifica cosa“.

Cosa accade, dunque, dopo la fine di una relazione? Alcuni si sentono subito pronti per una nuova avventura, altri devono prima leccarsi le ferite. E il tempo per farle rimarginare può essere particolarmente lungo. Sia chi lascia che chi è lasciato dovrà fare i conti con la propria mente, le proprie colpe, i propri dubbi, i propri rimorsi. Nessuno ne esce del tutto indenne. Qualcosa resterà a vita. Quanto grande? Solo il tempo potrà dirlo.
La cosa più sbagliata è continuare a ricordare, tornare indietro con la mente e indugiare a guardare avanti. Rimanere legati ad un mondo che non ci appartiene più e ad una vita che ci siamo lasciati alle spalle non ci aiuterà ad accettare la nuova condizione, ma a guardare sotto una luce diversa, spesso sbagliata, la precedente.

Nella vita si dovrebbe sempre guardare avanti, voltandosi solo quanto questo può aiutare ad interpretare meglio il futuro. Eppure spesso il ricordo di qualcosa che non si avrà più è più dolce del momento stesso, e il ricordo si tinge di colori più sereni, più belli, più allegri. A volte non sopraggiunge nostalgia, ma una presa di coscienza molto forte: la vita è un costante mutamento all’interno del quale, come attori o spettatori, ci muoviamo senza conoscerne la parte.

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Viaggiare verso la fine dell’Anno

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2013Quando un anno finisce, si tirano le somme. Si fa un bilancio di ciò che si è vissuto, di ciò che si è passato, superato, affrontato. Ci sono anni che sono trascorsi rapidamente e in modo quasi inutile, non avendo portato alcuna grossa differenza nella propria vita. Ci sono anni che vorremmo cancellare e non vedere più, ricchi di ricordi negativi o di brutte esperienze. Anni in cui abbiamo perso più che guadagnato, in cui abbiamo sbagliato più che fatto il giusto. Anni in cui siamo stati coraggiosi, anni in cui abbiamo definitivamente condizionato la nostra vita. Anni in cui abbiamo perso dei cari, anni in cui abbiamo allargato la famiglia. Anni che si aprono in un modo e si chiudono in maniera opposta, spesso diversa e non sempre migliore. Anni che volano via, anni che sembrano decenni. Anni che cambiano di mese in mese, anni tutti uguali. E si guarda indietro, a fine anno, cercando di capire come l’anno appena trascorso sia stato.

Ogni anno è un tassello della nostra esistenza e non tornerà più indietro. Ricorderemo qualcosa, di quell’anno, perché qualcosa degno di nota accade sempre. Siamo più vecchi di un anno, più saggi o più disillusi. Siamo sempre noi, ma con un anno in più.

Alla fine dell’anno, si cerca di capire cosa si è fatto, dove si è finiti e dove si vuole andare. Ricordando che, come ogni anno, nella vita tutto finisce.
Anno dopo anno.

Buona riflessione a tutti.

 

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L’Addio ovvero Viaggiare nella fine di una Relazione

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Fine di una RelazioneC’è un preciso momento: uno, unico e identificabile, in cui finisce una relazione. È come un interruttore che si preme e in un istante cambia tutto. Magari ci sono dietro periodi più lunghi di riflessione, di pensiero, di valutazione. Periodi di confusione, di idee, di incertezze e di rimpianti, c’è però un momento, unico e distinguibile, in cui avviene la presa di coscienza.

Spesso le relazioni non finiscono per un motivo, ma per una serie di ragioni. Relazionarsi vuol dire tollerare e impegnarsi, imparare e insegnare, vivere e lasciar vivere, per cui sarebbe estremamente riduttivo pensare che un unico evento, un’unica situazione o un singolo momento possano compromettere tutto. Uno dei due preme l’interruttore. Commettendo un fatto, prendendo una decisione, comportandosi in un modo specifico ma, di fatto, uno dei due preme il fatidico interruttore che decreta la fine di una Relazione.

Lunga o breve, passionale o fredda, almeno uno dei due saprà riconoscere quel singolo istante. Cosa è accaduto, come ci si è sentiti, cosa ha portato a tutto quello. A volte la “bomba” esplode dopo la pressione dell’interruttore. Il momento cruciale viene riconosciuto mentre i suoi effetti saranno successivi. Ma c’è un unico, inconfondibile, inevitabile istante in cui la relazione è intimamente finita. Si decide che una specifica azione, uno specifico comportamento, una particolare omissione, diventa il simbolo del termine dell’impegno profuso. Lo si accetta.

Cosa porta alla fine di una relazione? Milioni di motivi, ma di fatto uno: la mancanza di fiducia nei confronti del futuro. Non della persona, non di sé stessi, ma del futuro insieme. Una relazione è compromesso, una relazione è impegno, una relazione è una scommessa e un investimento. La relazione non è sempre rose e fiori, e si devono ingoiare dei bocconi amari,  si deve pensare con due teste, si deve rispondere ad un’altra persona sul nostro operato. Di fronte a qualunque decisione, quindi, si deve ragionare per due, affrontando sempre le conseguenze di qualsiasi decisione.

La Relazione finisce quando tutto questo non avviene più. Quando si pensa “lo faccio, in barba alle conseguenze“. Quando il noi torna ad essere un io. Quando si decide che nessuno sforzo sia più necessario, che tutto è inutile e che, prima o poi, si chiuderà tutto. Si prende coscienza della cosa come se si comprendesse, di colpo, che non vale la pena andare ulteriormente avanti. Tutto questo avviene in uno specifico, riconoscibile istante. 

La Relazione si chiude in un istante. Ma cosa avviene, poi?

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Viaggiare nella Sofferenza

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SofferenzaLa Sofferenza. Uno stato fisico, uno stato mentale. Uno stato fisico e mentale, oppure uno stato mentale che può trasformarsi in uno stato fisico.
A volte, la Sofferenza è legata a dei ricordi. Ricordare provoca sofferenza, oppure ricordare la sofferenza passata aiuta a guardare avanti in un modo più adatto, più consono. Soffrire vuol dire vivere una condizione negativa, di dolore (fisico o psicologico) e la natura umana spinge ad allontanarsi dal dolore. Ma allora, perché viaggiare nella sofferenza?

Spesso vogliamo soffrire. Creiamo appositamente dei pensieri, iniziamo a ricordare fatti o persone che causano un disagio psicologico. Perché lo facciamo? Masochismo? Forse. O forse vogliamo solo tornare in uno stato mentale e, in qualche maniera, cercare di comprenderne cause e conseguenze, adattarci, cercare di convivere con questa situazione di disagio, ovvero accettare la sofferenza per smettere di soffrire.

Ci sono situazioni, nella vita, che causano sensi di colpa, rimorsi, momenti di difficoltà. Vengono archiviate nei ricordi così come sono, a volte senza rielaborarle per nulla, quasi per non doverle affrontare. Non ancora. Il risultato è che i ricordi di certi fatti provocano questo forte senso di sofferenza e disagio. Affrontarli significa soffrire, ma allo stesso tempo finché non li abbiamo esorcizzati, proveremo sofferenza ogni volta che ci penseremo.

Viaggiare nella Sofferenza significa, dunque, cercare di accettarla oppure punirsi. In entrambi i casi, non possiamo esimerci e solo gli stolti riescono a non provare alcun tipo di fastidio quando viaggiano mentalmente in qualcosa di poco sereno.

Tutti soffriamo, prima o poi. E tutti accumuliamo ricordi che causano sofferenza, sia per ciò che abbiamo fatto che per ciò che non abbiamo fatto, oppure per qualcosa che è capitato e non è stato possibile evitare.

Viaggiare nella propria sofferenza significa istruirsi su sé stessi. Il problema è quando la sofferenza la si è causata ad altri, ma ne parleremo in un prossimo viaggio.

 

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Viaggiare nel Silenzio

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SilenzioIl Silenzio. Il più elegante dei rumori, il più ricercato nelle affollate città odierne. Il Silenzio è il miglior antidoto contro il mal della vita moderna, è il ritorno al passato, alla natura, alle origini.

Il Silenzio è nobiltà. Il Silenzio è lusso. Il Silenzio è rispetto. Il Silenzio è intelligenza. Il Silenzio è il rumore della propria mente, dei propri pensieri, delle proprie riflessioni.

Silenzio.

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Viaggiare nei Sensi

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I Cinque SensiI sensi si legano ai ricordi. I ricordi si legano ai sensi. In maniera molto diversa, ma ciò accade per tutti.

Quando si vive una situazione, di qualunque genere, essa viene incamerata nei ricordi. Il nostro cervello, per sua natura, tende ad associare determinate sensazioni sulla base delle percezioni avute sul momento. Se, ad esempio, abbiamo avuto nausea mentre c’era nell’aria uno specifico odore, anche se esso non e’ stato causa del problema, continueremo ad avere un senso di ribrezzo ogni volta che torneremo a contatto con esso. Perché? Il cervello sembra avere una memoria sensoriale che associa le variabili in gioco legate ad uno specifico momento

L’odore dell’erba tagliata si associa alla primavera, all’estate o comunque ad una stagione calda. Alle corse nei prati, all’infanzia, alla libertà. Il rumore di una campanella scolastica ricorda la libertà, il sollievo, o la paura (per l’ora successiva). Il risultato finale è che ci sono dei ricordi sopiti, quasi dimenticati, che vengono risvegliati da una specifica immagine, uno specifico odore, una canzone…

Aprire un vecchio cassetto e ricordare qualcuno o qualcosa dal profumo che fuoriesce, accendere uno stereo e sentire una musica particolare. Di colpo il cervello, in una frazione di secondo (e per una frazione di secondo) si annebbia, inizia a viaggiare e vagare nei ricordi. Quando è stata l’ultima volta che ho sentito questo profumo? Ascoltato questa musica? Vissuto un’esperienza che, di colpo, mi torna in mente?

La vita è un viaggio, i ricordi sono i nostri bagagli. La saggezza sta nello scegliere quali possono essere sacrificati, quali sono necessari, quali positivi e quali negativi. I sensi ci aiutano ad orientarci nello spazio e in qualche maniera anche nel tempo. Il passato ha tracciato la nostra strada, il presente è un costante bivio e il futuro è, grazie alle scelte fatte nel presente, inevitabile conseguenza. Quindi usiamo i sensi per andare verso il futuro, fermandoci a pensare e ricordare quando, inevitabilmente, qualcosa ci farà tornare in mente una vita precedente.