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Viaggiare nelle Singole Persone

DifferentCi troviamo, nelle nostre vite, ogni giorno a “viaggiare nelle persone“. Ovviamente questa frase non ha alcun significato strano, negativo o recondito, ma è semplicemente un modo di dire che ogni giorno vediamo, analizziamo, studiamo e cerchiamo di comprendere le persone che ci circondano. Sin da bambini impariamo che ognuno è diverso, che ci sono dei pattern comportamentali che ci contraddistinguono ma che, in definitiva, ognuno di noi è fondamentalmente un essere prevedibilmente imprevedibile.

Ogni persona è dunque un universo unico e irripetibile ed è in grado di sorprenderci ogni giorno. Se davvero ci mettessimo ad analizzare ed osservare senza paraocchi e senza pregiudizi, potremmo scoprire cose inimmaginabili.

Proprio per questa ragione, ci sono persone che resteranno sempre parti indelebili delle nostre vite. Possono essere famigliari, parenti, amici, ex-partner o semplicemente persone che sono transitate nel cammino della nostra esistenza, come delle meteore, e sono passate. Sono persone che in qualche modo sono entrate dentro di noi. Con i loro pregi ed i loro difetti, sono riuscite a lasciare un segno, a cambiare qualcosa in noi, a darci (o toglierci) qualcosa che, prima di conoscerle (o perderle) non sapevamo neanche di avere.

Queste persone, non volendolo, creano in noi una sorta di punto di confronto. Tenderemo a rapportare gli altri sulla base di queste persone, a sentirci fortunati quando coloro con cui abbiamo a che fare mostrano caratteristiche migliori o sfortunati quando le caratteristiche sono invece peggiori. Queste persone restano dentro di noi, e ogni tanto spuntano nelle nostre menti, nelle nostre riflessioni, nelle nostre nostalgie.

Vedremo un tramonto, e penseremo di nuovo a loro. Sentiremo una canzone, e balleremo di nuovo, mentalmente, con loro. Ci capiterà tra le mani una vecchia foto, ritraente un’immagine lontana nel tempo, e saremo di nuovo in quel luogo e in quel tempo.

E chiuderemo gli occhi, ricordando; e ripensando a ciò che ha contraddistinto un momento, un istante della nostra vita che, per qualche magico motivo, è rimasto indelebilmente e indissolubilmente dentro di noi. Restandoci per sempre.

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Pensieri notturni

notteEstate. Notte. Anche se non ancora “da calendario”, il tepore già avvolge le serate. Quell’aria tipica dei tramonti estivi, delle notti brave, di quando la natura, invece che addormentarsi, passa la palla a tutti gli animali notturni che, rinfrancati dal caldo, girano e cantano come fosse giorno.

Di notte, d’estate, c’è un fascino particolare. Sentire la brezza tiepida che sfiora il tuo viso, quel che resta del caldo del giorno e non ancora il fresco dell’alba, l’aria di un nuovo mattino. Il silenzio viene rotto dai grilli. Il sonno è leggero, la voglia di stare all’aria aperta supera qualunque stanchezza.

Ed è proprio d’estate che vien voglia, in certi momenti, di restare soli ad ammirare il cielo. E lo riscopriamo pieno di stelle, avvolto nella scura coperta della notte, eppure così affascinante, così grande, così immenso.

Se il periodo è giusto, la luna svetta e illumina tutto, dando quel tocco ancor più surreale al panorama. Partono i pensieri. Partono le riflessioni. Facciamo esami di coscienza, fantastichiamo, sogniamo.

Chissà chi c’è, sotto questo stesso cielo. Chissà chi, in questo istante, è illuminato da questa stessa luna. Chissà quante persone incontrerò nella mia vita, quante stanno guardando questo stesso spettacolo e facendo i miei stessi pensieri, quante di essere mi cambieranno l’esistenza.

Chi è solo, penserà alla persona che, sotto questa stessa luna, prima o poi incontrerà. Ma tutti, almeno per un istante, penseremo a qualcuno che, nella nostra vita, è passato e non c’è più. E partono i ricordi, e partono i pensieri. Spesso partirà anche quella vena di nostalgia, perché tutto ciò che è passato, prima o poi, scaturisce un certo struggimento nostalgico.

Pensiamo a quanto abbiamo vissuto, a quanto abbiamo ancora da vivere. A quante volte abbiamo visto questo stesso cielo, quante volte abbiamo visto questa stessa luna e quante volte, nella nostra vita, abbiamo avuto questi stessi pensieri, queste stesse riflessioni, queste stesse elucubrazioni.

Pensiamo agli anni trascorsi e ormai finiti, alle fasi della nostra vita che, senza rendercene neanche conto, sono passate, terminate e che non torneranno più. Ricordiamo. Piangiamo. Ridiamo. Ci facciamo promesse, prima di andare a letto.

L’alba, la meravigliosa alba, romperà la magia di questa notte. Una notte finita, una notte come tante ma una notte che non tornerà più. Mai più uguale, mai più la stessa. Come le tante notti che, sotto lo stesso cielo e sotto le stesse stelle, abbiamo vissuto, soli o con qualcuno, nell’arco della nostra vita.

L’alba ci riporterà alla routine, alla quotidianità, agli impegni, e alle preoccupazioni, alla serietà e alla concretezza. Ma di notte, oh sì, di notte siamo liberi di viaggiare con la mente, come gatti randagi in una sterminata landa da esplorare. Siamo liberi di ridere, piangere, pentirci. Siamo liberi di parlare con noi stessi, con la nostra anima, col nostro cuore. Di notte vediamo noi stessi, perché siamo meno distratti dal mondo esterno. Siamo liberi di essere. Liberi di essere umani. Liberi di provare emozioni.

Vivi.

E mentre guardo un cielo stellato, auguro una buona notte a tutti. Ovunque voi siate e qualunque cosa voi stiate facendo.

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Viaggiare nella Delusione

DelusioneLa delusione è uno dei sentimenti più brutti che si possano provare. Uccide la fiducia, svilisce la speranza, spegne l’anima, disillude. La delusione è una lama che trafigge il cuore, scotta le carni, ferisce gli occhi, spezza le ossa. La delusione ci rende insicuri.

Tutti, prima o poi, ci deluderanno. Genitori, figli, amici, così come mogli o mariti. È parte dell’essere umano, è parte della normale differenza tra le aspettative che, ognuno di noi, ha nei confronti dell’altro. La domanda fondamentale è, quando ciò accade: possiamo sostenere questa delusione? Possiamo lasciarla scorrere via, come fossero lacrime su una pelle ancora liscia e pulita, e passare oltre? E, così come dopo un pianto di delusione, possiamo trovare di nuovo il sorriso che può spingerci, senza troppi strascichi, a superare il tutto?

Se la risposta è semplicemente sì, vale la pena guardare avanti. A volte, purtroppo, il dolore è troppo grande per poter essere messo via e dimenticato. La delusione è un tradimento della fiducia, forse uno dei più gravi. La delusione è la distruzione delle aspettative, è il riconoscere di aver sbagliato a riporre fiducia. La delusione è rabbia. La delusione è umiliazione.

La delusione è dolore. IL dolore.

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Il Ricordo o Viaggiare dopo la fine di una Relazione

Fine di una relazioneDopo la fine di una relazione, un turbine di sensazioni e pensieri si scatena all’interno della mente. Le reazioni possono essere variegate. C’è chi si sente finalmente libero e si dà alla pazza gioia, chi invece si mette in religioso silenzio meditativo. C’è chi pensa a come si possa recuperare la situazione, chi inizia a riflettere sul “se avessi fatto in questo modo…“.
Nel complesso, la fine di una relazione scatena delle emozioni forti. Positive o negative che siano, anche una relazione spenta e ormai logorata lascia qualcosa. Esperienza, maturità, ma spesso anche sfiducia nel futuro o nel prossimo.

Nessuno resta senza ammaccature. Anche chi decide di chiudere la relazione ha comunque un lungo e doloroso strascico da buttarsi alle spalle e di solito più la relazione è stata lunga (anche se sofferta), più lo strascico è lungo. Pensieri si rincorrono e pur coscienti del fatto che è giusto che sia andata così, si viaggia nei ricordi e si torna a momenti passati, a luoghi legati a qualcosa di specifico, a situazioni particolari. “Lo scorso anno, in questo giorno, ero in quel luogo e stavo facendo questa specifica cosa“.

Cosa accade, dunque, dopo la fine di una relazione? Alcuni si sentono subito pronti per una nuova avventura, altri devono prima leccarsi le ferite. E il tempo per farle rimarginare può essere particolarmente lungo. Sia chi lascia che chi è lasciato dovrà fare i conti con la propria mente, le proprie colpe, i propri dubbi, i propri rimorsi. Nessuno ne esce del tutto indenne. Qualcosa resterà a vita. Quanto grande? Solo il tempo potrà dirlo.
La cosa più sbagliata è continuare a ricordare, tornare indietro con la mente e indugiare a guardare avanti. Rimanere legati ad un mondo che non ci appartiene più e ad una vita che ci siamo lasciati alle spalle non ci aiuterà ad accettare la nuova condizione, ma a guardare sotto una luce diversa, spesso sbagliata, la precedente.

Nella vita si dovrebbe sempre guardare avanti, voltandosi solo quanto questo può aiutare ad interpretare meglio il futuro. Eppure spesso il ricordo di qualcosa che non si avrà più è più dolce del momento stesso, e il ricordo si tinge di colori più sereni, più belli, più allegri. A volte non sopraggiunge nostalgia, ma una presa di coscienza molto forte: la vita è un costante mutamento all’interno del quale, come attori o spettatori, ci muoviamo senza conoscerne la parte.

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Viaggiare verso la Felicità

FelicitàLa Felicità. Una chimera, direbbero alcuni. Probabilmente lo è. Eppure il fine ultimo di tutti gli esseri viventi, umani o meno, è proprio il raggiungimento della felicità.

Ma cos’è la felicità? Si potrebbe dire che sia uno stato di benessere, di soddisfazione. Oppure che sia il raggiungimento dei propri obiettivi. Nel complesso, la felicità sembra essere qualcosa di impalpabile e che, pur ottenendola, non duri per molto. La vita è costellata di problemi ed essi sembrano essere sempre in agguato proprio quando possiamo godere la tanto agognata felicità. La domanda diventa, allora: possiamo essere felici? E dov’è la felicità?

Vivendo, ci si rende conto che la felicità è dentro di noi. Ci si rende anche conto che non è uno stato definitivo. In qualsiasi istante può arrivare qualcosa o qualcuno a turbarla, rovinarla, portarla via. C’è anche chi gode nel rovinare la felicità degli altri, non essendo felice in prima persona.
La felicità non va dunque cercata in cose impossibili da ottenere, ma nelle piccole cose, in quelle raggiungibili e ottenibili. Solo in questo modo potremo essere felici, senza avere la pretesa di aver conquistato qualcosa di eterno.

C’è anche chi, purtroppo, non sarà mai felice. Ci sono persone che non si accontentano mai, e non per sano spirito di miglioramento ma per triste insoddisfazione. Se hanno trenta, vogliono trentuno. Se hanno trentacinque, avrebbero desiderato quaranta. Queste persone spesso vivono con l’occhio proiettato nel passato, più concentrate nel lamentarsi per ciò che non hanno avuto che al proiettarsi verso qualcosa di positivo per il futuro.

Non sappiamo quanto a lungo vivremo, non sappiamo quante occasioni la vita ci concederà. Potremmo avere una vita lunga e serena, così come potrebbe cambiare tutto da un momento all’altro e cominciare a vivere in un inferno.

Cerchiamo di essere felici godendo del presente, imparando dal passato e creando basi solide per il futuro. Si può essere felici stando al caldo di una coperta, d’inverno, mentre fuori è molto freddo. O in estate, all’aperto, mentre il sole scalda i nostri cuori. Oppure ancora di notte, quando tutto il mondo dorme, e sentiamo solo il rumore dei nostri pensieri.

Felicità

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L’Addio ovvero Viaggiare nella fine di una Relazione

Fine di una RelazioneC’è un preciso momento: uno, unico e identificabile, in cui finisce una relazione. È come un interruttore che si preme e in un istante cambia tutto. Magari ci sono dietro periodi più lunghi di riflessione, di pensiero, di valutazione. Periodi di confusione, di idee, di incertezze e di rimpianti, c’è però un momento, unico e distinguibile, in cui avviene la presa di coscienza.

Spesso le relazioni non finiscono per un motivo, ma per una serie di ragioni. Relazionarsi vuol dire tollerare e impegnarsi, imparare e insegnare, vivere e lasciar vivere, per cui sarebbe estremamente riduttivo pensare che un unico evento, un’unica situazione o un singolo momento possano compromettere tutto. Uno dei due preme l’interruttore. Commettendo un fatto, prendendo una decisione, comportandosi in un modo specifico ma, di fatto, uno dei due preme il fatidico interruttore che decreta la fine di una Relazione.

Lunga o breve, passionale o fredda, almeno uno dei due saprà riconoscere quel singolo istante. Cosa è accaduto, come ci si è sentiti, cosa ha portato a tutto quello. A volte la “bomba” esplode dopo la pressione dell’interruttore. Il momento cruciale viene riconosciuto mentre i suoi effetti saranno successivi. Ma c’è un unico, inconfondibile, inevitabile istante in cui la relazione è intimamente finita. Si decide che una specifica azione, uno specifico comportamento, una particolare omissione, diventa il simbolo del termine dell’impegno profuso. Lo si accetta.

Cosa porta alla fine di una relazione? Milioni di motivi, ma di fatto uno: la mancanza di fiducia nei confronti del futuro. Non della persona, non di sé stessi, ma del futuro insieme. Una relazione è compromesso, una relazione è impegno, una relazione è una scommessa e un investimento. La relazione non è sempre rose e fiori, e si devono ingoiare dei bocconi amari,  si deve pensare con due teste, si deve rispondere ad un’altra persona sul nostro operato. Di fronte a qualunque decisione, quindi, si deve ragionare per due, affrontando sempre le conseguenze di qualsiasi decisione.

La Relazione finisce quando tutto questo non avviene più. Quando si pensa “lo faccio, in barba alle conseguenze“. Quando il noi torna ad essere un io. Quando si decide che nessuno sforzo sia più necessario, che tutto è inutile e che, prima o poi, si chiuderà tutto. Si prende coscienza della cosa come se si comprendesse, di colpo, che non vale la pena andare ulteriormente avanti. Tutto questo avviene in uno specifico, riconoscibile istante. 

La Relazione si chiude in un istante. Ma cosa avviene, poi?

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