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Il Ricordo o Viaggiare dopo la fine di una Relazione

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Fine di una relazioneDopo la fine di una relazione, un turbine di sensazioni e pensieri si scatena all’interno della mente. Le reazioni possono essere variegate. C’è chi si sente finalmente libero e si dà alla pazza gioia, chi invece si mette in religioso silenzio meditativo. C’è chi pensa a come si possa recuperare la situazione, chi inizia a riflettere sul “se avessi fatto in questo modo…“.
Nel complesso, la fine di una relazione scatena delle emozioni forti. Positive o negative che siano, anche una relazione spenta e ormai logorata lascia qualcosa. Esperienza, maturità, ma spesso anche sfiducia nel futuro o nel prossimo.

Nessuno resta senza ammaccature. Anche chi decide di chiudere la relazione ha comunque un lungo e doloroso strascico da buttarsi alle spalle e di solito più la relazione è stata lunga (anche se sofferta), più lo strascico è lungo. Pensieri si rincorrono e pur coscienti del fatto che è giusto che sia andata così, si viaggia nei ricordi e si torna a momenti passati, a luoghi legati a qualcosa di specifico, a situazioni particolari. “Lo scorso anno, in questo giorno, ero in quel luogo e stavo facendo questa specifica cosa“.

Cosa accade, dunque, dopo la fine di una relazione? Alcuni si sentono subito pronti per una nuova avventura, altri devono prima leccarsi le ferite. E il tempo per farle rimarginare può essere particolarmente lungo. Sia chi lascia che chi è lasciato dovrà fare i conti con la propria mente, le proprie colpe, i propri dubbi, i propri rimorsi. Nessuno ne esce del tutto indenne. Qualcosa resterà a vita. Quanto grande? Solo il tempo potrà dirlo.
La cosa più sbagliata è continuare a ricordare, tornare indietro con la mente e indugiare a guardare avanti. Rimanere legati ad un mondo che non ci appartiene più e ad una vita che ci siamo lasciati alle spalle non ci aiuterà ad accettare la nuova condizione, ma a guardare sotto una luce diversa, spesso sbagliata, la precedente.

Nella vita si dovrebbe sempre guardare avanti, voltandosi solo quanto questo può aiutare ad interpretare meglio il futuro. Eppure spesso il ricordo di qualcosa che non si avrà più è più dolce del momento stesso, e il ricordo si tinge di colori più sereni, più belli, più allegri. A volte non sopraggiunge nostalgia, ma una presa di coscienza molto forte: la vita è un costante mutamento all’interno del quale, come attori o spettatori, ci muoviamo senza conoscerne la parte.

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Viaggiare verso la Felicità

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FelicitàLa Felicità. Una chimera, direbbero alcuni. Probabilmente lo è. Eppure il fine ultimo di tutti gli esseri viventi, umani o meno, è proprio il raggiungimento della felicità.

Ma cos’è la felicità? Si potrebbe dire che sia uno stato di benessere, di soddisfazione. Oppure che sia il raggiungimento dei propri obiettivi. Nel complesso, la felicità sembra essere qualcosa di impalpabile e che, pur ottenendola, non duri per molto. La vita è costellata di problemi ed essi sembrano essere sempre in agguato proprio quando possiamo godere la tanto agognata felicità. La domanda diventa, allora: possiamo essere felici? E dov’è la felicità?

Vivendo, ci si rende conto che la felicità è dentro di noi. Ci si rende anche conto che non è uno stato definitivo. In qualsiasi istante può arrivare qualcosa o qualcuno a turbarla, rovinarla, portarla via. C’è anche chi gode nel rovinare la felicità degli altri, non essendo felice in prima persona.
La felicità non va dunque cercata in cose impossibili da ottenere, ma nelle piccole cose, in quelle raggiungibili e ottenibili. Solo in questo modo potremo essere felici, senza avere la pretesa di aver conquistato qualcosa di eterno.

C’è anche chi, purtroppo, non sarà mai felice. Ci sono persone che non si accontentano mai, e non per sano spirito di miglioramento ma per triste insoddisfazione. Se hanno trenta, vogliono trentuno. Se hanno trentacinque, avrebbero desiderato quaranta. Queste persone spesso vivono con l’occhio proiettato nel passato, più concentrate nel lamentarsi per ciò che non hanno avuto che al proiettarsi verso qualcosa di positivo per il futuro.

Non sappiamo quanto a lungo vivremo, non sappiamo quante occasioni la vita ci concederà. Potremmo avere una vita lunga e serena, così come potrebbe cambiare tutto da un momento all’altro e cominciare a vivere in un inferno.

Cerchiamo di essere felici godendo del presente, imparando dal passato e creando basi solide per il futuro. Si può essere felici stando al caldo di una coperta, d’inverno, mentre fuori è molto freddo. O in estate, all’aperto, mentre il sole scalda i nostri cuori. Oppure ancora di notte, quando tutto il mondo dorme, e sentiamo solo il rumore dei nostri pensieri.

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Viaggiare verso la fine dell’Anno

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2013Quando un anno finisce, si tirano le somme. Si fa un bilancio di ciò che si è vissuto, di ciò che si è passato, superato, affrontato. Ci sono anni che sono trascorsi rapidamente e in modo quasi inutile, non avendo portato alcuna grossa differenza nella propria vita. Ci sono anni che vorremmo cancellare e non vedere più, ricchi di ricordi negativi o di brutte esperienze. Anni in cui abbiamo perso più che guadagnato, in cui abbiamo sbagliato più che fatto il giusto. Anni in cui siamo stati coraggiosi, anni in cui abbiamo definitivamente condizionato la nostra vita. Anni in cui abbiamo perso dei cari, anni in cui abbiamo allargato la famiglia. Anni che si aprono in un modo e si chiudono in maniera opposta, spesso diversa e non sempre migliore. Anni che volano via, anni che sembrano decenni. Anni che cambiano di mese in mese, anni tutti uguali. E si guarda indietro, a fine anno, cercando di capire come l’anno appena trascorso sia stato.

Ogni anno è un tassello della nostra esistenza e non tornerà più indietro. Ricorderemo qualcosa, di quell’anno, perché qualcosa degno di nota accade sempre. Siamo più vecchi di un anno, più saggi o più disillusi. Siamo sempre noi, ma con un anno in più.

Alla fine dell’anno, si cerca di capire cosa si è fatto, dove si è finiti e dove si vuole andare. Ricordando che, come ogni anno, nella vita tutto finisce.
Anno dopo anno.

Buona riflessione a tutti.

 

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L’Addio ovvero Viaggiare nella fine di una Relazione

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Fine di una RelazioneC’è un preciso momento: uno, unico e identificabile, in cui finisce una relazione. È come un interruttore che si preme e in un istante cambia tutto. Magari ci sono dietro periodi più lunghi di riflessione, di pensiero, di valutazione. Periodi di confusione, di idee, di incertezze e di rimpianti, c’è però un momento, unico e distinguibile, in cui avviene la presa di coscienza.

Spesso le relazioni non finiscono per un motivo, ma per una serie di ragioni. Relazionarsi vuol dire tollerare e impegnarsi, imparare e insegnare, vivere e lasciar vivere, per cui sarebbe estremamente riduttivo pensare che un unico evento, un’unica situazione o un singolo momento possano compromettere tutto. Uno dei due preme l’interruttore. Commettendo un fatto, prendendo una decisione, comportandosi in un modo specifico ma, di fatto, uno dei due preme il fatidico interruttore che decreta la fine di una Relazione.

Lunga o breve, passionale o fredda, almeno uno dei due saprà riconoscere quel singolo istante. Cosa è accaduto, come ci si è sentiti, cosa ha portato a tutto quello. A volte la “bomba” esplode dopo la pressione dell’interruttore. Il momento cruciale viene riconosciuto mentre i suoi effetti saranno successivi. Ma c’è un unico, inconfondibile, inevitabile istante in cui la relazione è intimamente finita. Si decide che una specifica azione, uno specifico comportamento, una particolare omissione, diventa il simbolo del termine dell’impegno profuso. Lo si accetta.

Cosa porta alla fine di una relazione? Milioni di motivi, ma di fatto uno: la mancanza di fiducia nei confronti del futuro. Non della persona, non di sé stessi, ma del futuro insieme. Una relazione è compromesso, una relazione è impegno, una relazione è una scommessa e un investimento. La relazione non è sempre rose e fiori, e si devono ingoiare dei bocconi amari,  si deve pensare con due teste, si deve rispondere ad un’altra persona sul nostro operato. Di fronte a qualunque decisione, quindi, si deve ragionare per due, affrontando sempre le conseguenze di qualsiasi decisione.

La Relazione finisce quando tutto questo non avviene più. Quando si pensa “lo faccio, in barba alle conseguenze“. Quando il noi torna ad essere un io. Quando si decide che nessuno sforzo sia più necessario, che tutto è inutile e che, prima o poi, si chiuderà tutto. Si prende coscienza della cosa come se si comprendesse, di colpo, che non vale la pena andare ulteriormente avanti. Tutto questo avviene in uno specifico, riconoscibile istante. 

La Relazione si chiude in un istante. Ma cosa avviene, poi?

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Viaggiare nel Bivio ovvero Le Scelte della Vita

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BivioTutti cadiamo a terra, prima o poi. Il problema è quando e come ci rialziamo. Scelte. Un perenne bivio davanti ai nostri occhi. Il dolore di una caduta, spesso, non è legato al colpo che prendiamo, ma alla ragione che ci ha spinti a cadere. Ci rimproveriamo, ci arrabbiamo, cerchiamo disperatamente delle ragioni e speriamo di poter carpire qualcosa, eppure finiamo a terra e ci rialziamo. Punto. La realtà è semplice e immediata.

Ogni essere umano è costituito da una moltitudine di pensieri ed emozioni, riflessioni e azioni. Spesso agiamo d’impulso, altre volte riflettiamo troppo e il risultato è che siamo il frutto delle nostre azioni passate. Ogni esperienza ci insegnerà a capire le conseguenze di ciò che abbiamo fatto e vissuto e tranne alcuni casi, le scelte che facciamo ci conducono verso una strada difficilmente percorribile in senso inverso.

La domanda “e se mi fossi comportato…” oppure “e se avessi fatto…” ci martellano quotidianamente e col passare degli anni si accumulano. Quante cose, nella nostra vita, sono dipese da una specifica scelta, manovra, pensiero, movimento? La vita è come una grande impalcatura: ogni livello dipende dai precedenti.

La verità è che non possiamo saperlo. Nessuno può dirci che strada prendere, ad ogni bivio, così come nessuno può dirci cosa avremmo trovato se avessimo preso una direzione diversa. Dalla nascita alla morte, ogni azione ha la sua conseguenza (e reazione), ed essa è la base per la vita successiva.
Ma cosa accade quando ci rendiamo conto di aver preso la strada sbagliata?

Dipende. Ci sono situazioni dalle quali non si torna più indietro. Decidere di andare a 200 km/h e non riuscire a governare l’auto non permette di fermarsi e dire “no, ora rallento”. Se abbiamo perso il controllo, potrebbe essere troppo tardi. L’azione è stata avventata, la reazione potrebbe essere fatale.
Ci sono invece situazioni dalle quali si può uscire, tornare indietro. Spesso non senza conseguenze, ma meglio qualche piccolo disagio che una totale irreversibilità.

Il punto è questo: bisogna ponderare ogni singola scelta e guardare avanti, mai indietro. Ogni scelta fatta è una base posta, e tutto ciò che costruiremo sopra si baserà su questa decisione. Guardando avanti, ci sarà la possibilità di correggere il tiro. Guardando indietro, rischieremo solo di inciampare e farci molto, molto male.