La percezione del Tempo

Il Tempo

Il Tempo. Tutto ciò che sappiamo è che scorre, inesorabilmente. Ciò che spesso non capiamo è il motivo per cui ne abbiamo una percezione diversa in base ai momenti e all’età.

Da giovanissimi, un anno sembra una vita. Il tempo sembra non passare mai. Probabilmente a causa della quantità di nuove esperienze che si fanno, forse perché si vive la vita con più “trasporto” (inteso come sogni, speranze, ambizioni). Crescendo, alcuni sogni iniziano a diventare utopie o si trasformano in realtà, sfatando sotto certi aspetti quell’aura di mito irraggingibile che li contraddistingueva; le speranze mutano sulla base dei problemi e del presente. Le ambizioni? Dipende.

Oppure la percezione del tempo muta sulla base del quantitativo di vita già trascorso? Paragonare il presente ad un breve passato rende lungo l’attuale, paragonare un anno a moltissimi già trascorsi è più indicativo sulla contrazione che la nostra mente ha di esso. D’altronde, se abbiamo memoria di pochi eventi in un quantitativo elevato di tempo, esso sembrerà essere trascorso in un lampo.

Del resto, la vita è come un anno: inizia con l’euforia di qualcosa di nuovo, in una stagione ancora fredda e poco produttiva. Poi arriva il periodo caldo, quello in cui si vuol fare di tutto, si hanno mille energie, c’è voglia di fare e di tenersi vivi e in moto. Giunge poi la fase del calo: cadono le foglie, ma c’è ancora sostenibilità e qualche sprazzo di vitalità giovanile. Giunge poi la parte finale, quella del bilancio. Ciò che si è fatto, è parte del passato (o, nel migliore dei casi, del presente). Ciò che non si è ottenuto, è ormai tardi per realizzarlo pienamente. Il declino è inevitabile, la fine certa. Il freddo è tornato. L’anno, come la vita, sono ormai agli sgoccioli. Il tempo a disposizione è ormai finito.

Bisogna vivere il presente, ricordando il passato e facendone tesoro per il futuro. E quando il presente è oscuro, possiamo sempre chiudere gli occhi e viaggiare nei ricordi.