Viaggiare nella Delusione

DelusioneLa delusione è uno dei sentimenti più brutti che si possano provare. Uccide la fiducia, svilisce la speranza, spegne l’anima, disillude. La delusione è una lama che trafigge il cuore, scotta le carni, ferisce gli occhi, spezza le ossa. La delusione ci rende insicuri.

Tutti, prima o poi, ci deluderanno. Genitori, figli, amici, così come mogli o mariti. È parte dell’essere umano, è parte della normale differenza tra le aspettative che, ognuno di noi, ha nei confronti dell’altro. La domanda fondamentale è, quando ciò accade: possiamo sostenere questa delusione? Possiamo lasciarla scorrere via, come fossero lacrime su una pelle ancora liscia e pulita, e passare oltre? E, così come dopo un pianto di delusione, possiamo trovare di nuovo il sorriso che può spingerci, senza troppi strascichi, a superare il tutto?

Se la risposta è semplicemente sì, vale la pena guardare avanti. A volte, purtroppo, il dolore è troppo grande per poter essere messo via e dimenticato. La delusione è un tradimento della fiducia, forse uno dei più gravi. La delusione è la distruzione delle aspettative, è il riconoscere di aver sbagliato a riporre fiducia. La delusione è rabbia. La delusione è umiliazione.

La delusione è dolore. IL dolore.

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Dire Basta

BastaSaggio è colui che sa quando dire basta. Chi dice basta dimostra coraggio. Il coraggio di affrontare la situazione.

Si può dire basta a qualcuno o a sé stessi.

Dirlo a qualcuno significa apertura, significa manifestare la propria posizione nel tentativo di recuperare l’armonia, risolvere la situazione, mostrare il proprio intento propositivo. Dirlo a qualcuno vuol dire provocare una reazione, tentare di instaurare un dialogo, creare un collegamento tra la nostra insoddisfazione e la possibilità di recupero, da parte dell’altra persona, della nostra fiducia. Pur sembrando un ossimoro, dire basta a qualcuno vuol dire dialogare.

Dire basta a se stessi vuol dire chiusura totale, mancanza di volontà di impegnarsi ai fini della risoluzione del problema. E, in questo caso, non c’è nulla che possa farci cambiare idea o opinione. Pur soffrendo, abbiamo raggiunto il limite. Abbiamo detto basta. Abbiamo chiuso le porte e rifiutato qualsiasi idea di recupero. Abbiamo dichiarato la nostra mancanza di volontà nel proseguire qualunque discorso o situazione preesistente.

Dire basta vuol dire pretendere spazio, che sia di apertura o chiusura. Spazio di manovra, spazio di riflessione, spazio di recupero della propria persona, delle proprie opinioni, dei propri diritti. Dire basta vuol dire voler mutare una situazione, vuol dire prendere in pugno la faccenda e scaraventarla via, nel tentativo di un cambiamento.

Chi dice “basta” è forte. Trascinare e tollerare è spesso segnale di debolezza più che di estrema pazienza. Chi trascina e tollera troppo a lungo viene spesso scambiato per buono, paziente, poco incline a manifestare le proprie opinioni. Fino allo scoppio. Perché chi dice “basta” si rispetta, ammettendo a sé stesso di aver tanto il bisogno di un cambiamento quanto l’energia per gestirlo. E non importa quante persone resteranno con l’amaro in bocca, quanta delusione lasceremo intorno, quanto rimorso o quante paure questo scaturirà: quando è ora, quando siamo pronti, quando ci sentiamo in forze, dobbiamo dire solo una parola: BASTA. 

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Viaggiare nel Giudizio

Giudizio

Non importa ciò che fai, ciò che verrà giudicato è ciò che non hai fatto. Puoi essere un Santo, un filantropo o semplicemente una brava persona, ciò che conterà per quasi tutti è e resterà sempre ciò che non hai fatto.

Perché? Difficile capirlo, in quanto ogni essere umano ha un suo differente metro di giudizio. Ognuno di noi ha una diversa considerazione di specifiche azioni. Quello che per l’uno può essere il peggior crimine al mondo, per l’altro potrebbe essere tollerabile se non condivisibile. Non esiste, quindi, una regola generale.

Chi ti giudica ti invidia“, dicono in molti. La realtà è decisamente più articolata. Quello che è semplice da spiegare, invece, è la delusione che si prova quando si cerca di dare il proprio meglio per gli altri (o per qualcuno nello specifico). Perché ci sono persone che vogliono sempre ciò che non hanno, non importa quanto abbiamo. Vogliono ottenere sempre quello che non hai fatto, quello che non è stato possibile avere. In quel caso, ti giudicano. “Non hai fatto questo”. “Ma ho fatto tutto quello!”. La risposta, spesso, non arriva. Non importa. Tu devi esserci. Tu devi dare. Tu devi dare di più. Non hai dato abbastanza.

E tutti, in almeno una fase della vita, l’hanno sperimentato. Fino all’esplosione.

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Ricordi Lontani

Ricordi  Il tempo scorre e tutto cambia. Tutto fuorché i ricordi. Essi si imprimono nella mente e nel cuore e, come una statua realizzata da un abile scultore, restano immutati, forti e nitidi anche quando tutto il resto svanisce.

Nessun ricordo vivo è poco importante e vivrà, sempre chiaro e definito, all’interno del nostro cuore. Così come un oggetto prezioso all’interno di una cassaforte, protetto da una chiave inviolabile, i nostri ricordi resteranno con noi per tutta la vita.

E cosa importa se non potremo mai svelarli, cosa importa se non potremo più parlarne con nessuno, cosa importa se non potremo rendere partecipe nessuno di certe memorie…sono dentro di noi, vivono con noi e fanno parte del nostro passato, del nostro presente e del nostro futuro. Luoghi, pensieri, odori, oggetti.

Perché alla fine siamo esseri che accumulano ricordi, che è poi il compito principale della nostra vita. 

Non vergogniamoci di noi stessi, non dubitiamo del nostro presente solo perché il passato sbuca, di tanto in tanto, nella nostra mente. Perché nulla di ciò che è stato importante, nel bene o nel male, deve andare perso. Farà sempre parte di noi.

 

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Le persone, gli oggetti

Le persone usano gli oggetti,
gli oggetti ricordano le persone.

Gli oggetti parlano delle persone che li posseggono,
le persone parlano degli oggetti che hanno.

Gli oggetti cambiano come le persone,
le persone cambiano grazie agli oggetti.

Gli oggetti cambiano proprietari, 
i proprietari cambiano gli oggetti.

Gli oggetti cambiano utilizzo,
persone diverse utilizzano gli stessi oggetti in modo diverso.

I nostri oggetti sono parte del nostro essere, della nostra vita,
del nostro passato. Parlano di noi, delle nostre aspirazioni, delle nostre speranze.
Dicono ciò che siamo stati, dicono ciò che saremmo voluti diventare.
Gli oggetti parlano della nostra esistenza, giustificano il nostro essere,
spingono le nostre ambizioni e aspirazioni, ci aiutano ad essere quelli che vogliamo.

Gli oggetti ci aiutano a ricordare qualcosa, qualcuno, qualche momento, qualche istante.

Nessun oggetto perderà mai, nella sua associazione mentale, il ricordo di chi l'ha posseduto.

Non ho reso per niente ciò che avrei voluto comunicare. Non fa niente.
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Il Ricordo o Viaggiare dopo la fine di una Relazione

Fine di una relazioneDopo la fine di una relazione, un turbine di sensazioni e pensieri si scatena all’interno della mente. Le reazioni possono essere variegate. C’è chi si sente finalmente libero e si dà alla pazza gioia, chi invece si mette in religioso silenzio meditativo. C’è chi pensa a come si possa recuperare la situazione, chi inizia a riflettere sul “se avessi fatto in questo modo…“.
Nel complesso, la fine di una relazione scatena delle emozioni forti. Positive o negative che siano, anche una relazione spenta e ormai logorata lascia qualcosa. Esperienza, maturità, ma spesso anche sfiducia nel futuro o nel prossimo.

Nessuno resta senza ammaccature. Anche chi decide di chiudere la relazione ha comunque un lungo e doloroso strascico da buttarsi alle spalle e di solito più la relazione è stata lunga (anche se sofferta), più lo strascico è lungo. Pensieri si rincorrono e pur coscienti del fatto che è giusto che sia andata così, si viaggia nei ricordi e si torna a momenti passati, a luoghi legati a qualcosa di specifico, a situazioni particolari. “Lo scorso anno, in questo giorno, ero in quel luogo e stavo facendo questa specifica cosa“.

Cosa accade, dunque, dopo la fine di una relazione? Alcuni si sentono subito pronti per una nuova avventura, altri devono prima leccarsi le ferite. E il tempo per farle rimarginare può essere particolarmente lungo. Sia chi lascia che chi è lasciato dovrà fare i conti con la propria mente, le proprie colpe, i propri dubbi, i propri rimorsi. Nessuno ne esce del tutto indenne. Qualcosa resterà a vita. Quanto grande? Solo il tempo potrà dirlo.
La cosa più sbagliata è continuare a ricordare, tornare indietro con la mente e indugiare a guardare avanti. Rimanere legati ad un mondo che non ci appartiene più e ad una vita che ci siamo lasciati alle spalle non ci aiuterà ad accettare la nuova condizione, ma a guardare sotto una luce diversa, spesso sbagliata, la precedente.

Nella vita si dovrebbe sempre guardare avanti, voltandosi solo quanto questo può aiutare ad interpretare meglio il futuro. Eppure spesso il ricordo di qualcosa che non si avrà più è più dolce del momento stesso, e il ricordo si tinge di colori più sereni, più belli, più allegri. A volte non sopraggiunge nostalgia, ma una presa di coscienza molto forte: la vita è un costante mutamento all’interno del quale, come attori o spettatori, ci muoviamo senza conoscerne la parte.

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Viaggiare verso la Felicità

FelicitàLa Felicità. Una chimera, direbbero alcuni. Probabilmente lo è. Eppure il fine ultimo di tutti gli esseri viventi, umani o meno, è proprio il raggiungimento della felicità.

Ma cos’è la felicità? Si potrebbe dire che sia uno stato di benessere, di soddisfazione. Oppure che sia il raggiungimento dei propri obiettivi. Nel complesso, la felicità sembra essere qualcosa di impalpabile e che, pur ottenendola, non duri per molto. La vita è costellata di problemi ed essi sembrano essere sempre in agguato proprio quando possiamo godere la tanto agognata felicità. La domanda diventa, allora: possiamo essere felici? E dov’è la felicità?

Vivendo, ci si rende conto che la felicità è dentro di noi. Ci si rende anche conto che non è uno stato definitivo. In qualsiasi istante può arrivare qualcosa o qualcuno a turbarla, rovinarla, portarla via. C’è anche chi gode nel rovinare la felicità degli altri, non essendo felice in prima persona.
La felicità non va dunque cercata in cose impossibili da ottenere, ma nelle piccole cose, in quelle raggiungibili e ottenibili. Solo in questo modo potremo essere felici, senza avere la pretesa di aver conquistato qualcosa di eterno.

C’è anche chi, purtroppo, non sarà mai felice. Ci sono persone che non si accontentano mai, e non per sano spirito di miglioramento ma per triste insoddisfazione. Se hanno trenta, vogliono trentuno. Se hanno trentacinque, avrebbero desiderato quaranta. Queste persone spesso vivono con l’occhio proiettato nel passato, più concentrate nel lamentarsi per ciò che non hanno avuto che al proiettarsi verso qualcosa di positivo per il futuro.

Non sappiamo quanto a lungo vivremo, non sappiamo quante occasioni la vita ci concederà. Potremmo avere una vita lunga e serena, così come potrebbe cambiare tutto da un momento all’altro e cominciare a vivere in un inferno.

Cerchiamo di essere felici godendo del presente, imparando dal passato e creando basi solide per il futuro. Si può essere felici stando al caldo di una coperta, d’inverno, mentre fuori è molto freddo. O in estate, all’aperto, mentre il sole scalda i nostri cuori. Oppure ancora di notte, quando tutto il mondo dorme, e sentiamo solo il rumore dei nostri pensieri.

Felicità

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Buon 2014!

Buon 2014

Buon 2014 a tutti i Viaggiatori! Nuovi contenuti cominceranno ad apparire molto presto, appena ci sarà il tempo di riflettere e mettere in ordine articoli e idee.

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Viaggiare verso la fine dell’Anno

2013Quando un anno finisce, si tirano le somme. Si fa un bilancio di ciò che si è vissuto, di ciò che si è passato, superato, affrontato. Ci sono anni che sono trascorsi rapidamente e in modo quasi inutile, non avendo portato alcuna grossa differenza nella propria vita. Ci sono anni che vorremmo cancellare e non vedere più, ricchi di ricordi negativi o di brutte esperienze. Anni in cui abbiamo perso più che guadagnato, in cui abbiamo sbagliato più che fatto il giusto. Anni in cui siamo stati coraggiosi, anni in cui abbiamo definitivamente condizionato la nostra vita. Anni in cui abbiamo perso dei cari, anni in cui abbiamo allargato la famiglia. Anni che si aprono in un modo e si chiudono in maniera opposta, spesso diversa e non sempre migliore. Anni che volano via, anni che sembrano decenni. Anni che cambiano di mese in mese, anni tutti uguali. E si guarda indietro, a fine anno, cercando di capire come l’anno appena trascorso sia stato.

Ogni anno è un tassello della nostra esistenza e non tornerà più indietro. Ricorderemo qualcosa, di quell’anno, perché qualcosa degno di nota accade sempre. Siamo più vecchi di un anno, più saggi o più disillusi. Siamo sempre noi, ma con un anno in più.

Alla fine dell’anno, si cerca di capire cosa si è fatto, dove si è finiti e dove si vuole andare. Ricordando che, come ogni anno, nella vita tutto finisce.
Anno dopo anno.

Buona riflessione a tutti.

 

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L’Addio ovvero Viaggiare nella fine di una Relazione

Fine di una RelazioneC’è un preciso momento: uno, unico e identificabile, in cui finisce una relazione. È come un interruttore che si preme e in un istante cambia tutto. Magari ci sono dietro periodi più lunghi di riflessione, di pensiero, di valutazione. Periodi di confusione, di idee, di incertezze e di rimpianti, c’è però un momento, unico e distinguibile, in cui avviene la presa di coscienza.

Spesso le relazioni non finiscono per un motivo, ma per una serie di ragioni. Relazionarsi vuol dire tollerare e impegnarsi, imparare e insegnare, vivere e lasciar vivere, per cui sarebbe estremamente riduttivo pensare che un unico evento, un’unica situazione o un singolo momento possano compromettere tutto. Uno dei due preme l’interruttore. Commettendo un fatto, prendendo una decisione, comportandosi in un modo specifico ma, di fatto, uno dei due preme il fatidico interruttore che decreta la fine di una Relazione.

Lunga o breve, passionale o fredda, almeno uno dei due saprà riconoscere quel singolo istante. Cosa è accaduto, come ci si è sentiti, cosa ha portato a tutto quello. A volte la “bomba” esplode dopo la pressione dell’interruttore. Il momento cruciale viene riconosciuto mentre i suoi effetti saranno successivi. Ma c’è un unico, inconfondibile, inevitabile istante in cui la relazione è intimamente finita. Si decide che una specifica azione, uno specifico comportamento, una particolare omissione, diventa il simbolo del termine dell’impegno profuso. Lo si accetta.

Cosa porta alla fine di una relazione? Milioni di motivi, ma di fatto uno: la mancanza di fiducia nei confronti del futuro. Non della persona, non di sé stessi, ma del futuro insieme. Una relazione è compromesso, una relazione è impegno, una relazione è una scommessa e un investimento. La relazione non è sempre rose e fiori, e si devono ingoiare dei bocconi amari,  si deve pensare con due teste, si deve rispondere ad un’altra persona sul nostro operato. Di fronte a qualunque decisione, quindi, si deve ragionare per due, affrontando sempre le conseguenze di qualsiasi decisione.

La Relazione finisce quando tutto questo non avviene più. Quando si pensa “lo faccio, in barba alle conseguenze“. Quando il noi torna ad essere un io. Quando si decide che nessuno sforzo sia più necessario, che tutto è inutile e che, prima o poi, si chiuderà tutto. Si prende coscienza della cosa come se si comprendesse, di colpo, che non vale la pena andare ulteriormente avanti. Tutto questo avviene in uno specifico, riconoscibile istante. 

La Relazione si chiude in un istante. Ma cosa avviene, poi?

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