Monthly Archives: giugno 2014

Buonanotte

Buonanotte a chi è vicino, buonanotte a chi è lontano,
Buonanotte a chi vorremmo questo momento sol tenere per mano.
Buonanotte a chi è lassù, buonanotte a chi è quaggiù,
Buonanotte a tutti quelli che non ci sono più.
Buonanotte a chi ci pensa, buonanotte a chi pensiamo,
Buonanotte a chi, da lontano, ogni tanto ricordiamo.
Buonanotte ai nostri amici, che ci guardano affettuosi,
Buonanotte al cielo, al sole, al mare e ai giorni fruttuosi.
Buonanotte ai ricordi, belli o brutti non fa niente,
Perché quando il sole dorme delle colpe ci si pente.
Buonanotte dunque a noi, piccoli esseri mortali,
Che vogliamo esser sereni ma siam tutti tali e quali.
E buonanotte al giorno vecchio, che non dimenticheremo mai,
Perché comincia quello nuovo, senza sapere dove andrai.

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Pensieri notturni

notteEstate. Notte. Anche se non ancora “da calendario”, il tepore già avvolge le serate. Quell’aria tipica dei tramonti estivi, delle notti brave, di quando la natura, invece che addormentarsi, passa la palla a tutti gli animali notturni che, rinfrancati dal caldo, girano e cantano come fosse giorno.

Di notte, d’estate, c’è un fascino particolare. Sentire la brezza tiepida che sfiora il tuo viso, quel che resta del caldo del giorno e non ancora il fresco dell’alba, l’aria di un nuovo mattino. Il silenzio viene rotto dai grilli. Il sonno è leggero, la voglia di stare all’aria aperta supera qualunque stanchezza.

Ed è proprio d’estate che vien voglia, in certi momenti, di restare soli ad ammirare il cielo. E lo riscopriamo pieno di stelle, avvolto nella scura coperta della notte, eppure così affascinante, così grande, così immenso.

Se il periodo è giusto, la luna svetta e illumina tutto, dando quel tocco ancor più surreale al panorama. Partono i pensieri. Partono le riflessioni. Facciamo esami di coscienza, fantastichiamo, sogniamo.

Chissà chi c’è, sotto questo stesso cielo. Chissà chi, in questo istante, è illuminato da questa stessa luna. Chissà quante persone incontrerò nella mia vita, quante stanno guardando questo stesso spettacolo e facendo i miei stessi pensieri, quante di essere mi cambieranno l’esistenza.

Chi è solo, penserà alla persona che, sotto questa stessa luna, prima o poi incontrerà. Ma tutti, almeno per un istante, penseremo a qualcuno che, nella nostra vita, è passato e non c’è più. E partono i ricordi, e partono i pensieri. Spesso partirà anche quella vena di nostalgia, perché tutto ciò che è passato, prima o poi, scaturisce un certo struggimento nostalgico.

Pensiamo a quanto abbiamo vissuto, a quanto abbiamo ancora da vivere. A quante volte abbiamo visto questo stesso cielo, quante volte abbiamo visto questa stessa luna e quante volte, nella nostra vita, abbiamo avuto questi stessi pensieri, queste stesse riflessioni, queste stesse elucubrazioni.

Pensiamo agli anni trascorsi e ormai finiti, alle fasi della nostra vita che, senza rendercene neanche conto, sono passate, terminate e che non torneranno più. Ricordiamo. Piangiamo. Ridiamo. Ci facciamo promesse, prima di andare a letto.

L’alba, la meravigliosa alba, romperà la magia di questa notte. Una notte finita, una notte come tante ma una notte che non tornerà più. Mai più uguale, mai più la stessa. Come le tante notti che, sotto lo stesso cielo e sotto le stesse stelle, abbiamo vissuto, soli o con qualcuno, nell’arco della nostra vita.

L’alba ci riporterà alla routine, alla quotidianità, agli impegni, e alle preoccupazioni, alla serietà e alla concretezza. Ma di notte, oh sì, di notte siamo liberi di viaggiare con la mente, come gatti randagi in una sterminata landa da esplorare. Siamo liberi di ridere, piangere, pentirci. Siamo liberi di parlare con noi stessi, con la nostra anima, col nostro cuore. Di notte vediamo noi stessi, perché siamo meno distratti dal mondo esterno. Siamo liberi di essere. Liberi di essere umani. Liberi di provare emozioni.

Vivi.

E mentre guardo un cielo stellato, auguro una buona notte a tutti. Ovunque voi siate e qualunque cosa voi stiate facendo.

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Viaggiare nei Cambiamenti

cambiamentiLe cose cambiano, giorno dopo giorno. I cambiamenti avvengono costantemente, in maniera spesso impercettibile. E anche quanto non sembra che ci siano differenze, quando andiamo a letto sappiamo che, per lo meno, manca un giorno in meno fino al prossimo, inevitabile cambiamento. Le cose cambiano, in modi che neanche ci aspettiamo. Tutto scorre, tutto cambia, tutto si trasforma.

I cambiamenti spaventano. Le nostre certezze, la nostra quotidianità, le nostre abitudini diventano improvvisamente i ricordi di ciò che siamo stati, di ciò che probabilmente non saremo più. A volte, per paura di cambiare, ci trasciniamo in qualcosa che non vogliamo sopportare, eppure non siamo abbastanza forti da intraprendere una nuova strada.

Eppure dobbiamo cambiare le cose. E poiché la vita spesso ci pone, senza possibilità di opposizione, di fronte a dei bivi, dobbiamo prenderla per mano e guidarla nella direzione in cui vogliamo andare, adoperandoci affinché i cambiamenti siano abbastanza forti e positivi da rendere accettabile lo sforzo profuso.

Alcuni cambiamenti, nel tempo, si rivelano positivi. Altri negativi. Altri ancora sono completamente fuori dalla nostra portata, lasciandoci l’amaro in bocca poiché non siamo riusciti ad ottenere il nostro scopo. Alcuni sono progressivi, altri repentini.

I cambiamenti ci tengono vivi, ci spronano a trasformarci e migliorarci, ci danno nuove prospettive e nuove idee. Possiamo vedere le cose da un altro punto di vista, giudicare più correttamente il passato e pianificare, di conseguenza, un futuro migliore.  Ci danno nuova linfa, ci donano energia e ottimismo.

Altri cambiamenti, invece, portano nostalgia, malinconia, tristezza. Ci trasportano violentemente verso una vita diversa da quella a cui eravamo abituati, spesso mostrandocene lati positivi che non eravamo abituati a vedere, tanto ci concentravamo sulle piccole negatività quotidiane. Certi cambiamenti sono a senso unico e nulla, da quel momento in poi, potrà più essere come prima.

Crescere comporta cambiamenti costanti e continui e solo col senno di poi, solo quando si è già cresciuti, ci si rende conto di come si è cambiati.

Tra la nascita, che è il primo dei cambiamenti della nostra vita, e la morte, che è l’ultimo, tutto cambia di continuo.

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Viaggiare nella Delusione

DelusioneLa delusione è uno dei sentimenti più brutti che si possano provare. Uccide la fiducia, svilisce la speranza, spegne l’anima, disillude. La delusione è una lama che trafigge il cuore, scotta le carni, ferisce gli occhi, spezza le ossa. La delusione ci rende insicuri.

Tutti, prima o poi, ci deluderanno. Genitori, figli, amici, così come mogli o mariti. È parte dell’essere umano, è parte della normale differenza tra le aspettative che, ognuno di noi, ha nei confronti dell’altro. La domanda fondamentale è, quando ciò accade: possiamo sostenere questa delusione? Possiamo lasciarla scorrere via, come fossero lacrime su una pelle ancora liscia e pulita, e passare oltre? E, così come dopo un pianto di delusione, possiamo trovare di nuovo il sorriso che può spingerci, senza troppi strascichi, a superare il tutto?

Se la risposta è semplicemente sì, vale la pena guardare avanti. A volte, purtroppo, il dolore è troppo grande per poter essere messo via e dimenticato. La delusione è un tradimento della fiducia, forse uno dei più gravi. La delusione è la distruzione delle aspettative, è il riconoscere di aver sbagliato a riporre fiducia. La delusione è rabbia. La delusione è umiliazione.

La delusione è dolore. IL dolore.

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Dire Basta

BastaSaggio è colui che sa quando dire basta. Chi dice basta dimostra coraggio. Il coraggio di affrontare la situazione.

Si può dire basta a qualcuno o a sé stessi.

Dirlo a qualcuno significa apertura, significa manifestare la propria posizione nel tentativo di recuperare l’armonia, risolvere la situazione, mostrare il proprio intento propositivo. Dirlo a qualcuno vuol dire provocare una reazione, tentare di instaurare un dialogo, creare un collegamento tra la nostra insoddisfazione e la possibilità di recupero, da parte dell’altra persona, della nostra fiducia. Pur sembrando un ossimoro, dire basta a qualcuno vuol dire dialogare.

Dire basta a se stessi vuol dire chiusura totale, mancanza di volontà di impegnarsi ai fini della risoluzione del problema. E, in questo caso, non c’è nulla che possa farci cambiare idea o opinione. Pur soffrendo, abbiamo raggiunto il limite. Abbiamo detto basta. Abbiamo chiuso le porte e rifiutato qualsiasi idea di recupero. Abbiamo dichiarato la nostra mancanza di volontà nel proseguire qualunque discorso o situazione preesistente.

Dire basta vuol dire pretendere spazio, che sia di apertura o chiusura. Spazio di manovra, spazio di riflessione, spazio di recupero della propria persona, delle proprie opinioni, dei propri diritti. Dire basta vuol dire voler mutare una situazione, vuol dire prendere in pugno la faccenda e scaraventarla via, nel tentativo di un cambiamento.

Chi dice “basta” è forte. Trascinare e tollerare è spesso segnale di debolezza più che di estrema pazienza. Chi trascina e tollera troppo a lungo viene spesso scambiato per buono, paziente, poco incline a manifestare le proprie opinioni. Fino allo scoppio. Perché chi dice “basta” si rispetta, ammettendo a sé stesso di aver tanto il bisogno di un cambiamento quanto l’energia per gestirlo. E non importa quante persone resteranno con l’amaro in bocca, quanta delusione lasceremo intorno, quanto rimorso o quante paure questo scaturirà: quando è ora, quando siamo pronti, quando ci sentiamo in forze, dobbiamo dire solo una parola: BASTA. 

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Viaggiare nel Giudizio

Giudizio

Non importa ciò che fai, ciò che verrà giudicato è ciò che non hai fatto. Puoi essere un Santo, un filantropo o semplicemente una brava persona, ciò che conterà per quasi tutti è e resterà sempre ciò che non hai fatto.

Perché? Difficile capirlo, in quanto ogni essere umano ha un suo differente metro di giudizio. Ognuno di noi ha una diversa considerazione di specifiche azioni. Quello che per l’uno può essere il peggior crimine al mondo, per l’altro potrebbe essere tollerabile se non condivisibile. Non esiste, quindi, una regola generale.

Chi ti giudica ti invidia“, dicono in molti. La realtà è decisamente più articolata. Quello che è semplice da spiegare, invece, è la delusione che si prova quando si cerca di dare il proprio meglio per gli altri (o per qualcuno nello specifico). Perché ci sono persone che vogliono sempre ciò che non hanno, non importa quanto abbiamo. Vogliono ottenere sempre quello che non hai fatto, quello che non è stato possibile avere. In quel caso, ti giudicano. “Non hai fatto questo”. “Ma ho fatto tutto quello!”. La risposta, spesso, non arriva. Non importa. Tu devi esserci. Tu devi dare. Tu devi dare di più. Non hai dato abbastanza.

E tutti, in almeno una fase della vita, l’hanno sperimentato. Fino all’esplosione.

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