Monthly Archives: dicembre 2013

Viaggiare verso la fine dell’Anno

2013Quando un anno finisce, si tirano le somme. Si fa un bilancio di ciò che si è vissuto, di ciò che si è passato, superato, affrontato. Ci sono anni che sono trascorsi rapidamente e in modo quasi inutile, non avendo portato alcuna grossa differenza nella propria vita. Ci sono anni che vorremmo cancellare e non vedere più, ricchi di ricordi negativi o di brutte esperienze. Anni in cui abbiamo perso più che guadagnato, in cui abbiamo sbagliato più che fatto il giusto. Anni in cui siamo stati coraggiosi, anni in cui abbiamo definitivamente condizionato la nostra vita. Anni in cui abbiamo perso dei cari, anni in cui abbiamo allargato la famiglia. Anni che si aprono in un modo e si chiudono in maniera opposta, spesso diversa e non sempre migliore. Anni che volano via, anni che sembrano decenni. Anni che cambiano di mese in mese, anni tutti uguali. E si guarda indietro, a fine anno, cercando di capire come l’anno appena trascorso sia stato.

Ogni anno è un tassello della nostra esistenza e non tornerà più indietro. Ricorderemo qualcosa, di quell’anno, perché qualcosa degno di nota accade sempre. Siamo più vecchi di un anno, più saggi o più disillusi. Siamo sempre noi, ma con un anno in più.

Alla fine dell’anno, si cerca di capire cosa si è fatto, dove si è finiti e dove si vuole andare. Ricordando che, come ogni anno, nella vita tutto finisce.
Anno dopo anno.

Buona riflessione a tutti.

 

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L’Addio ovvero Viaggiare nella fine di una Relazione

Fine di una RelazioneC’è un preciso momento: uno, unico e identificabile, in cui finisce una relazione. È come un interruttore che si preme e in un istante cambia tutto. Magari ci sono dietro periodi più lunghi di riflessione, di pensiero, di valutazione. Periodi di confusione, di idee, di incertezze e di rimpianti, c’è però un momento, unico e distinguibile, in cui avviene la presa di coscienza.

Spesso le relazioni non finiscono per un motivo, ma per una serie di ragioni. Relazionarsi vuol dire tollerare e impegnarsi, imparare e insegnare, vivere e lasciar vivere, per cui sarebbe estremamente riduttivo pensare che un unico evento, un’unica situazione o un singolo momento possano compromettere tutto. Uno dei due preme l’interruttore. Commettendo un fatto, prendendo una decisione, comportandosi in un modo specifico ma, di fatto, uno dei due preme il fatidico interruttore che decreta la fine di una Relazione.

Lunga o breve, passionale o fredda, almeno uno dei due saprà riconoscere quel singolo istante. Cosa è accaduto, come ci si è sentiti, cosa ha portato a tutto quello. A volte la “bomba” esplode dopo la pressione dell’interruttore. Il momento cruciale viene riconosciuto mentre i suoi effetti saranno successivi. Ma c’è un unico, inconfondibile, inevitabile istante in cui la relazione è intimamente finita. Si decide che una specifica azione, uno specifico comportamento, una particolare omissione, diventa il simbolo del termine dell’impegno profuso. Lo si accetta.

Cosa porta alla fine di una relazione? Milioni di motivi, ma di fatto uno: la mancanza di fiducia nei confronti del futuro. Non della persona, non di sé stessi, ma del futuro insieme. Una relazione è compromesso, una relazione è impegno, una relazione è una scommessa e un investimento. La relazione non è sempre rose e fiori, e si devono ingoiare dei bocconi amari,  si deve pensare con due teste, si deve rispondere ad un’altra persona sul nostro operato. Di fronte a qualunque decisione, quindi, si deve ragionare per due, affrontando sempre le conseguenze di qualsiasi decisione.

La Relazione finisce quando tutto questo non avviene più. Quando si pensa “lo faccio, in barba alle conseguenze“. Quando il noi torna ad essere un io. Quando si decide che nessuno sforzo sia più necessario, che tutto è inutile e che, prima o poi, si chiuderà tutto. Si prende coscienza della cosa come se si comprendesse, di colpo, che non vale la pena andare ulteriormente avanti. Tutto questo avviene in uno specifico, riconoscibile istante. 

La Relazione si chiude in un istante. Ma cosa avviene, poi?

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Buon Natale

Buon NataleBuon Natale a tutti!

Viaggi della Mente si ferma per qualche giorno, in attesa di digerire il panettone. Nuovi contenuti sono già pronti per la pubblicazione e vari contributi esterni sono già in revisione, dunque un po’ di pazienza. D’altronde, Viaggiare Nel Natale richiede sforzi, specialmente digestivi.

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Nuova sezione “Contributi”

A richiesta di alcuni lettori, è stata predisposta una sezione chiamata “Contributi”, introdotta da una apposita pagina nel menu principale.

È stata infatti richiesta la possibilità di partecipare attivamente mandando storie, pensieri, opinioni e poter avere una visibilità maggiore rispetto ad un commento su un articolo già scritto. I primi contributi sono già arrivati via e-mail, e sono decisamente interessanti. Saranno leggermente riadattati e pubblicati appena sarà possibile.

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Siamo Sempre Soli

Guardo l'orologio, è ora di andare a letto.
Spengo la TV, tolgo la coperta. Bevo un bicchier d'acqua.
Guardo la stanza vuota, spengo la luce.

Vado in bagno, piscio. Penso, gli occhi si chiudono.
Mi lavo i denti, mi ferisco, sputo sangue. Impreco.
Guardo il lavandino rosso e rifletto.

Mi spingo verso il letto. Sistemo il cuscino. 
Mi corico, copro il mio corpo e spengo la luce.
La stanza è vuota, il silenzio assordante.

Chiudo gli occhi, nella solitudine della Notte,
nessuno a darmi un bacio, e il pensiero del giorno che verrà.
Il sonno mi assale. Il buio mi circonda.

Il Silenzio è mio unico compagno. 
Chissà se mi sveglierò. Chissà se qualcuno pensa a me.
Quanta vita sto sprecando, così?

Siamo Sempre Soli
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Viaggiare nel Bivio ovvero Le Scelte della Vita

BivioTutti cadiamo a terra, prima o poi. Il problema è quando e come ci rialziamo. Scelte. Un perenne bivio davanti ai nostri occhi. Il dolore di una caduta, spesso, non è legato al colpo che prendiamo, ma alla ragione che ci ha spinti a cadere. Ci rimproveriamo, ci arrabbiamo, cerchiamo disperatamente delle ragioni e speriamo di poter carpire qualcosa, eppure finiamo a terra e ci rialziamo. Punto. La realtà è semplice e immediata.

Ogni essere umano è costituito da una moltitudine di pensieri ed emozioni, riflessioni e azioni. Spesso agiamo d’impulso, altre volte riflettiamo troppo e il risultato è che siamo il frutto delle nostre azioni passate. Ogni esperienza ci insegnerà a capire le conseguenze di ciò che abbiamo fatto e vissuto e tranne alcuni casi, le scelte che facciamo ci conducono verso una strada difficilmente percorribile in senso inverso.

La domanda “e se mi fossi comportato…” oppure “e se avessi fatto…” ci martellano quotidianamente e col passare degli anni si accumulano. Quante cose, nella nostra vita, sono dipese da una specifica scelta, manovra, pensiero, movimento? La vita è come una grande impalcatura: ogni livello dipende dai precedenti.

La verità è che non possiamo saperlo. Nessuno può dirci che strada prendere, ad ogni bivio, così come nessuno può dirci cosa avremmo trovato se avessimo preso una direzione diversa. Dalla nascita alla morte, ogni azione ha la sua conseguenza (e reazione), ed essa è la base per la vita successiva.
Ma cosa accade quando ci rendiamo conto di aver preso la strada sbagliata?

Dipende. Ci sono situazioni dalle quali non si torna più indietro. Decidere di andare a 200 km/h e non riuscire a governare l’auto non permette di fermarsi e dire “no, ora rallento”. Se abbiamo perso il controllo, potrebbe essere troppo tardi. L’azione è stata avventata, la reazione potrebbe essere fatale.
Ci sono invece situazioni dalle quali si può uscire, tornare indietro. Spesso non senza conseguenze, ma meglio qualche piccolo disagio che una totale irreversibilità.

Il punto è questo: bisogna ponderare ogni singola scelta e guardare avanti, mai indietro. Ogni scelta fatta è una base posta, e tutto ciò che costruiremo sopra si baserà su questa decisione. Guardando avanti, ci sarà la possibilità di correggere il tiro. Guardando indietro, rischieremo solo di inciampare e farci molto, molto male.

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Viaggiare nella Sofferenza

SofferenzaLa Sofferenza. Uno stato fisico, uno stato mentale. Uno stato fisico e mentale, oppure uno stato mentale che può trasformarsi in uno stato fisico.
A volte, la Sofferenza è legata a dei ricordi. Ricordare provoca sofferenza, oppure ricordare la sofferenza passata aiuta a guardare avanti in un modo più adatto, più consono. Soffrire vuol dire vivere una condizione negativa, di dolore (fisico o psicologico) e la natura umana spinge ad allontanarsi dal dolore. Ma allora, perché viaggiare nella sofferenza?

Spesso vogliamo soffrire. Creiamo appositamente dei pensieri, iniziamo a ricordare fatti o persone che causano un disagio psicologico. Perché lo facciamo? Masochismo? Forse. O forse vogliamo solo tornare in uno stato mentale e, in qualche maniera, cercare di comprenderne cause e conseguenze, adattarci, cercare di convivere con questa situazione di disagio, ovvero accettare la sofferenza per smettere di soffrire.

Ci sono situazioni, nella vita, che causano sensi di colpa, rimorsi, momenti di difficoltà. Vengono archiviate nei ricordi così come sono, a volte senza rielaborarle per nulla, quasi per non doverle affrontare. Non ancora. Il risultato è che i ricordi di certi fatti provocano questo forte senso di sofferenza e disagio. Affrontarli significa soffrire, ma allo stesso tempo finché non li abbiamo esorcizzati, proveremo sofferenza ogni volta che ci penseremo.

Viaggiare nella Sofferenza significa, dunque, cercare di accettarla oppure punirsi. In entrambi i casi, non possiamo esimerci e solo gli stolti riescono a non provare alcun tipo di fastidio quando viaggiano mentalmente in qualcosa di poco sereno.

Tutti soffriamo, prima o poi. E tutti accumuliamo ricordi che causano sofferenza, sia per ciò che abbiamo fatto che per ciò che non abbiamo fatto, oppure per qualcosa che è capitato e non è stato possibile evitare.

Viaggiare nella propria sofferenza significa istruirsi su sé stessi. Il problema è quando la sofferenza la si è causata ad altri, ma ne parleremo in un prossimo viaggio.

 

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Viaggiare nel Silenzio

SilenzioIl Silenzio. Il più elegante dei rumori, il più ricercato nelle affollate città odierne. Il Silenzio è il miglior antidoto contro il mal della vita moderna, è il ritorno al passato, alla natura, alle origini.

Il Silenzio è nobiltà. Il Silenzio è lusso. Il Silenzio è rispetto. Il Silenzio è intelligenza. Il Silenzio è il rumore della propria mente, dei propri pensieri, delle proprie riflessioni.

Silenzio.

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Il Viaggio della Vita

Viaggio della VitaCi sono persone che, nella propria vita, non viaggeranno quasi mai. Altre che non staranno mai ferme. Altre che saranno nel mezzo. In tutti questi casi, ci sarà almeno un viaggio che verrà ricordato come “il viaggio della vita”.

Ci sarà sempre un elemento di distinzione tra i viaggi. Ognuno di essi, che siano di routine o speciali, che siano di andata, di ritorno, di sola andata (ben diversi dagli altri), porterà sempre un carico di esperienze e di ricordi che non sarà mai lo stesso degli altri. Il “viaggio della vita” è quel viaggio che ti cambia. Tornato da esso, non potrai più essere la stessa persona perché qualcosa di particolare, magari speciale, è accaduto nel suo svolgimento. Sensazioni o percezioni, a volte sarà difficile spiegare anche a sé stessi cosa sia effettivamente accaduto ma tutto, da quel momento in poi, sarà diverso. Ci sono persone che avranno un solo viaggio speciale. Altre che ne avranno più di uno, ma i veri viaggi della vita saranno pochissimi. A volte è impossibile identificarli immediatamente, ci sarà bisogno di tempo e di riflettere su di essi a mente fresca. Altre volte, invece, l’esperienza sarà stata così forte da essere immediatamente gestibile.

Cosa identifica un viaggio della vita? Ognuno avrà il suo specifico carattere distintivo. Per alcuni sarà un esperienza fatta in itinere, per altri qualche pensiero o riflessione che, nella normale vita quotidiana, rimaneva nascosto o sopito. Per altri ancora, la poesia dei ricordi e dei momenti. Soli o in compagnia, non ci sono molte differenze. Qualcosa scatterà, nel corso di quel viaggio, e farà la differenza. Una differenza che non svanirà mai, sia nei ricordi che nelle sensazioni. Perché spesso ricordiamo le sensazioni molto più chiaramente dei luoghi, delle persone o dei fatti circostanti.

Adesso farò qualcosa che non ho mai fatto prima e che non farò spesso. Parlerò direttamente di me. Che poi, a ben guardare, tutto questo blog non è altro che una lunga introspezione personale.

Ho viaggiato molto, nella mia vita. Ho vissuto realtà diverse, parlato lingue diverse, conosciuto persone diverse. Uomini e donne, bambini e anziani, eppure tutti hanno in comune qualcosa: la ricerca di uno scopo, di un obiettivo finale, di realizzare i propri sogni e le proprie speranze. In modi diversi, in mondi diversi, in tempi diversi ma tutti hanno sempre cercato di dare un senso alla propria vita. Un senso consono alle proprie aspettative, ed esse non sempre sono del tutto in linea con le ambizioni e le linee guida del luogo e del tempo in cui vivono o sono vissuti. Molti sono morti prima di vederle realizzate, altri sono morti nel tentativo di realizzarle, altri ancora le hanno sfiorate con un dito e le hanno perse. O hanno perso la propria vita non appena hanno ottenuto il loro principale scopo.

Mi sento dunque di dire che ci sarà un unico, solo, tangibile e vero viaggio della vita: la Vita stessa.

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Viaggiare nei Sensi

I Cinque SensiI sensi si legano ai ricordi. I ricordi si legano ai sensi. In maniera molto diversa, ma ciò accade per tutti.

Quando si vive una situazione, di qualunque genere, essa viene incamerata nei ricordi. Il nostro cervello, per sua natura, tende ad associare determinate sensazioni sulla base delle percezioni avute sul momento. Se, ad esempio, abbiamo avuto nausea mentre c’era nell’aria uno specifico odore, anche se esso non e’ stato causa del problema, continueremo ad avere un senso di ribrezzo ogni volta che torneremo a contatto con esso. Perché? Il cervello sembra avere una memoria sensoriale che associa le variabili in gioco legate ad uno specifico momento

L’odore dell’erba tagliata si associa alla primavera, all’estate o comunque ad una stagione calda. Alle corse nei prati, all’infanzia, alla libertà. Il rumore di una campanella scolastica ricorda la libertà, il sollievo, o la paura (per l’ora successiva). Il risultato finale è che ci sono dei ricordi sopiti, quasi dimenticati, che vengono risvegliati da una specifica immagine, uno specifico odore, una canzone…

Aprire un vecchio cassetto e ricordare qualcuno o qualcosa dal profumo che fuoriesce, accendere uno stereo e sentire una musica particolare. Di colpo il cervello, in una frazione di secondo (e per una frazione di secondo) si annebbia, inizia a viaggiare e vagare nei ricordi. Quando è stata l’ultima volta che ho sentito questo profumo? Ascoltato questa musica? Vissuto un’esperienza che, di colpo, mi torna in mente?

La vita è un viaggio, i ricordi sono i nostri bagagli. La saggezza sta nello scegliere quali possono essere sacrificati, quali sono necessari, quali positivi e quali negativi. I sensi ci aiutano ad orientarci nello spazio e in qualche maniera anche nel tempo. Il passato ha tracciato la nostra strada, il presente è un costante bivio e il futuro è, grazie alle scelte fatte nel presente, inevitabile conseguenza. Quindi usiamo i sensi per andare verso il futuro, fermandoci a pensare e ricordare quando, inevitabilmente, qualcosa ci farà tornare in mente una vita precedente.

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